Tiziano Tosolini, docente della Pontificia Università Gregoriana,è un autore di riferimento per la riflessione teologica sul transumanesimo. Il suo libro L’uomo oltre l’uomo. Per una critica teologica a transumanesimo e post-umano, edito per EDB nel 2015, ha offerto un quadro ampio e approfondito sulla tematica. Più recentemente, con A nostra immagine. Le religioni di fronte alle sfide del Transumanesimo, Tosolini ha concentrato l’obiettivo su un aspetto particolare. A lui Trascendente Digitale ha chiesto di presentare questo suo recente studio e il testo seguente è il frutto della sua gentile risposta.
ll Trasumanesimo, come movimento intellettuale e culturale, si propone l’alterazione della condizione umana attraverso la ragione e le scoperte delle cosiddette scienze evolute (ingegneria genetica, cibernetica, robotica, nanotecnologia e le tecnologie dell’informazione) allo scopo di far progredire l’uomo verso un più perfetto (o perfettibile) stato di esistenza, uno stato in cui l’uomo non solo sarà padrone della propria vita biologica, ma raggiungerà anche quello stato di immortalità virtuale in cui la morte verrà sconfitta. Questo progetto transumanista sfida così radicalmente le fedi e le credenze di quasi tutte le maggiori espressioni religiose mondiali che finora si erano considerate per lo più immuni dalle recenti proposte scientifiche. Il Transumanesimo, infatti, contesta il concetto di sacralità del corpo, della sua intrinseca temporalità, della finitudine umana, della morte come un qualcosa di scontato e naturale, della presenza di un Dio che dia senso all’esistenza umana e alle sue scelte; della fede che porta a credere e sperare in “cieli e terra nuova”, dell’importanza della dimensione spirituale delle persone. Che cosa avranno mai da dire le religioni a questo proposito? Come reagiranno di fronte a questi vertiginosi sviluppi tecnologici, a questa profonda trasformazione esistenziale, a questa radicale messa in discussione dei loro credi?
Il testo — A nostra immagine. Le religioni di fronte alle sfide del Transumanesimo (2022) — prende in considerazione sette tradizioni religiose (Buddhismo, Islam, Mormonismo, Induismo, Daoismo, Shintoismo e Ebraismo) e dedica a ciascuna un breve capitolo in cui vengono esaminati alcuni aspetti della proposta transumanista, aspetti che queste religioni considererebbero positivi, e altri invece che riterrebbero inammissibili e inaccettabili — se non addirittura lesivi per loro stesse e per il futuro dell’umanità[1].
Una delle domande più scontate discusse nel libro riguarda il perché il Transumanesimo sfida (direttamente o indirettamente) le religioni. A questo riguardo, il testo offre due piste di riflessione:
a) perché il Transumanesimo elabora una propria visione antropologica nella quale gli individui sono considerati degli esseri perfettibili che possono (e quindi, devono) essere liberati dalla loro condizione presente. Lo stesso si può affermare delle varie religioni prese in esame. Infatti:
— per il Buddhismo la nostra esistenza è impregnata di dukkha, sofferenza;
— per l’Islam si devono curare tutte quelle infermità e malattie che sminuiscono quella forma nobile e sublime con cui era stato creato da Dio;
— per il Mormonismo l’umanità ha il compito di trascendere le limitazioni del proprio corpo fino a diventare (e quindi rimpiazzare) essa stessa la figura di Cristo;
— per l’Induismo il soggetto deve entrare in quel processo di liberazione che lo porta a trascendere ciò che egli erroneamente considera essere la propria individualità, e persino il proprio corpo;
— per il Daoismo (religioso o daojao, da non confondersi con quello filosofico o daojia) l’uomo deve porre in essere tutte pratiche meditative, dietetiche e respiratorie, con lo scopo di far pulsare la vita del soggetto al ritmo quieto e ininterrotto dell’universo;
— per lo Shintoismo la malattia è un qualcosa di derivato, non di innato, e quindi si deve cercare di ritornare a quella vita integerrima e salutare delle sue origini divine;
— per l’Ebraismo il mondo creato da Dio è certamente un qualcosa di “buono, molto buono”, eppure non è proprio perfetto, così che ora gli esseri umani sono chiamati a “perfezionarlo”, a “ripararlo”, o perfino a “correggerlo” (tikkun olam).
Tuttavia, se per il Transumanesimo questa trasformazione e perfettibilità dell’uomo è raggiungibile attraverso l’utilizzo della tecnologia, ovvero, mediante la semplice e automatica applicazione dei ritrovati tecnologici alla condizione umana, le varie religioni insistono invece sul fatto che questo cambiamento deve avvenire mediante pratiche spirituali e ascetiche; oppure grazie ad una dedizione ai principi e direttive della propria tradizione religiosa (che a loro volta sono frutto di rivelazioni divine) la quale richiede un coinvolgimento e una fedeltà intellettuale, emotiva e spirituale, oltre che una condotta morale irreprensibile e corretta. La trasformazione dell’uomo, non avviene perciò mediante un intervento anonimo, esterno, meccanico, ma è frutto dell’incontro tra la povertà dell’uomo e la ricchezza di Dio che viene in suo soccorso.
b) Perché sia il Transumanesimo che le varie religioni considerano la morte come il vero e ultimo nemico da sconfiggere. Infatti,
— per il Buddhismo la vera liberazione avverrà solo con il raggiungimento del nirvana, e quindi con l’interruzione del ciclo delle rinascite (samsara);
— per l’Islam proteggere la salute non ha alcun significato, se questo sforzo non è accompagnato anche da una positiva attitudine a progredire la propria condizione umana migliorandola dal punto di vista etico e spirituale attraverso il timore reverenziale per Dio (taqwā);
— per il Mormonismo, si deve trascendere le limitazioni del nostro corpo per predisporci ad un imminente futuro immortale ed eterno;
— per l’Induismo si tratta di immergersi nella vastità del brahman, quell’assoluto metafisico che tutto circoscrive senza essere esso stesso circoscrivibile da alcunché;
— per il Daoismo occorre raggiungere lo stato di immortalità (Hsien-jen), ovvero di un “corpo sottile”, impalpabile e leggerissimo, che al sopraggiungere della morte viene liberato della più rozza e pesante materialità fisica per dare inizio a una miracolosa nuova vita in leggendari paesi;
— per lo Shintoismo lo scopo della vita è quello di diventare un kami (“divinità”) compartecipe, nel presente, della stessa vitalità ed energia divina che li ha creati;
— per l’Ebraismo si deve aspirare ad un mondo futuro in cui Dio, come afferma il profeta Isaia, eliminerà la morte e il Signore Dio asciugherà le lacrime da ogni volto (cfr. Is 25,8).
Tuttavia, mentre il Transumanesimo intende sgominare questo avversario (cioè la morte) cercando per quanto possibile di prolungare la vita umana, oppure sforzandosi di raggiungere un’immortalità virtuale, i seguaci delle varie religioni sono convinti che ciò che li libererà da questo destino è sia un intervento divino, sia un qualcosa che, in ogni caso, supererà la semplice sfera dell’immanenza (che i transumanisti, invece, paiono incapaci di eludere o evitare: di fatto, il loro è un semplice procrastinare l’estensione della vita, più che un sconfiggere in maniera definitiva e permanente la morte).
In secondo luogo, il testo si interroga su come come le religioni stiano rispondendo alle sfide del Transumanesimo, di cui riassumiamo schematicamente le seguenti risposte:
a) L’idea di modificare o di alterare la nostra umanità è un tratto caratteristico delle varie religioni, non solo della tecnologia. La differenza sostanziale, tuttavia, non riguarda tanto il cammino di perfezionamento che l’uomo è chiamato a compiere: e questo sia a livello religioso (mediante l’appello a una sua costante trasformazione spirituale) sia a livello tecnologico (tentando di domare e indirizzare il destino del proprio processo evolutivo). La vera differenza riguarda piuttosto la motivazione ultima, le ragioni fondamentali che sottendono e alimentano questi desideri di cambiamento;
b) Affermare che ora, mediante la tecnologia, non siamo più in balia di un’etero-evoluzione capricciosa e casuale, ma possiamo dirigerla dove meglio vogliamo o crediamo, non ci sembra una ragione sufficiente per giustificare un simile sforzo;
c) Dichiarare che la morte è vincibile, che l’invecchiamento è solo un processo biochimico che si può rallentare o perfino fermare, che vivremo per sempre felici, che molto presto diventeremo immortali… non ci dice ancora nulla sul perché quegli scopi varrebbero la pena di essere perseguiti, né ci pare illuminano in maniera convincente i motivi che spingono scienziati e studiosi transumanisti a raggiungerli. Le uniche spiegazioni che ci pare traspaiano dalle proposte transumanistiche è che una persona in condizioni di benessere psichico e fisico desidera istintivamente vivere per sempre, che è da persone timorose e incerte rassegnarsi ai limiti imposti dalla natura e che ora possiamo superare tecnologicamente la natura dell’uomo;
d) Non esiste alcun valore, alcun ordine, alcun Dio o “Essere superiore” con cui confrontare le proprie idee e cercare di dare un senso alle proprie esperienze, al proprio tempo, alle proprie scelte: le cose, la realtà e ora anche l’uomo non sono altro che materiale grezzo che deve essere plasmato e piegato alla nostra volontà e al nostro potere. Per il Transumanesimo, noi non siamo immagine di nessuno, perché possiamo conformarci solo alla nostra immagine; non dobbiamo confrontarci con nessuno, perché siamo noi la misura di tutte le cose e del loro valore. Pe le religioni, invece, essere “a immagine di Dio” significa che l’uomo può conservare la sua umanità solo al cospetto di Dio; l’uomo staccato da Dio ha perduto non solo Dio, ma anche il senso del suo essere-uomo;
e) Di fronte a questa estrema tentazione di onnipotenza, il progetto del Transumanesimo sembra fallire proprio laddove le antiche tradizioni religiose traggono ancora la propria vitalità e forza per riproporre i loro credi: nel sapere esattamente perché e dove indirizzare la propria volontà affinché la propria esistenza riscopra in se stessa quel significato che la rende unica, vera e intrinsecamente votata ad essere in comunione con il divino. La tecnologia, invece, con il suo saper fare, con il suo desiderio di trasformare ogni potere in dovere, rimane muta verso ogni interrogativo sul perché del suo operare e del suo spasmodico affannarsi. Siamo nel regno del come, del se, o del quando, ma non del perché.
Una delle rilevanze del testo che abbiamo succintamente esposto, risiede anche nel fatto che esso è il primo volume a trattare delle sfide che il movimento transumanista pone alle più importanti espressioni religiose mondiali. Il volume aggiunge perciò una voce importante per completare i numerosi studi usciti sul Transumanesimo i quali, per la maggior parte, trattano della proposta culturale e filosofica del movimento limitandosi a descriverne gli obiettivi futuristi.
Il libro, inoltre, non intende essere scientifico, ma divulgativo: esso desidera introdurre e descrivere con semplicità i termini della questione, aiutare il lettore ad avvicinare con competenza la tematica trattata rendendolo così partecipe di questo cruciale dibattito culturale e religioso contemporaneo che ormai sta appassionando le menti di molti studiosi e credenti.
Tiziano Tosolini
A nostra immagine. Le religioni di fronte alle sfide del Transumanesimo
EMI, Bologna, 2022, pp. 102
[1] Il libro non prende in considerazione la religione cristiana, in quanto essa è già stata oggetto di un previo studio pubblicato anni addietro, e a cui rimandiamo: T. Tosolini, L’uomo oltre l’uomo. Per una critica teologica al Transumanesimo e al Postumano, 2015.








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