Un percorso di lettura e approfondimento della relazione fra teologia e tecnologia.
Nell’ottobre 2006 il teologo Bruno Forte contribuisce al XLIV Congresso Nazionale della Società Italiana di Psichiatria con l’intervento intitolato “To save, to convert, to justify: i linguaggi della Rete e la nostalgia di Trascendenza”. Il cuore della relazione è offerta nel febbraio 2007 su “Avvenire” con l’articolo “Computer, una miniera di teologia”: una riflessione ricca di intuizioni e aperture su quei tre verbi di “derivazione teologica” e, più in generale, sul rapporto tra tecnologia informatica e teologia.

Il teologo suggerisce che i tre verbi possano nascondere “nostalgie prossime o remote di Trascendenza”. Su uno di essi si sbilancia: “leggere nel lemma ‘convertire’ una cifra del bisogno di relazionarsi alla Trascendenza e di ancorarsi a essa è forse molto meno che un arbitrio”. La conclusione poi, nel miglior stile poetico e evocativo dell’autore, profila un ideale percorso che dalla tecnologia conduca a Dio.
Nel giugno 2016, l’articolo è stato ricordato sulle colonne dello stesso quotidiano dal teologo José Tolentino Mendonça, adesso cardinale, che, con l’articolo “Quel linguaggio che unisce tecnologia e teologia”, abbraccia la stessa prospettiva e l’arricchisce con riflessione proprie, come ad esempio quella sul verbo “salvare”: “l’atto di salvare un documento, un file, per quanto banale possa essere, dialoga con l’urgenza che scopriamo in noi di conservare, di proteggere una certa quantità di parole dalla vorace bocca del nulla, per mantenerle accessibili in un futuro che le faccia riviere”-

Nel marzo 2024, Bruno Forte, partecipando al dialogo su “Cattolici e cultura”, riprende il tema e lo approfondisce con nuove suggestioni.








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