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TRANSUMANESIMO E RELIGIONE: UN’ANALISI SOCIOLOGICA RETROSPETTIVA

Quasi in contemporanea con la Magnifica Humanitas è uscito uno studio di Riccardo Campa, sociologo della Jagiellonian University in Polonia, incentrato sulla posizione ufficiale della WTA (World Transhumanist Association) in relazione al rapporto tra il Transumanesimo e le religioni e sulle indagini campionarie della posizione religiosa degli appartenenti.

Ne riportiamo alcune parti, rimandando al testo integrale


“ … furono gli ambienti religiosi — e soprattutto quelli appartenenti alle tradizioni giudaico-cristiane — a manifestare alcune delle reazioni pubbliche più intense nei confronti del transumanesimo, arrivando talvolta a gridare all’abominio. La maggiore visibilità delle posizioni critiche contribuì a consolidare l’impressione che il rapporto fra transumanesimo e religione fosse necessariamente conflittuale. Molto meno visibile risultò invece la presenza, all’interno dello stesso movimento transumanista, di individui che continuavano a identificarsi con tradizioni religiose consolidate. Nel corso del tempo, tanto i transumanisti quanto i loro oppositori hanno progressivamente elaborato immagini stereotipate reciproche. Da un lato, il transumanista è stato descritto come un tecnocrate ateo e prometeico, disposto a sacrificare la natura umana sull’altare del progresso e dell’efficienza. Dall’altro, l’antitransumanista è stato rappresentato come un reazionario oscurantista, incapace di comprendere i meccanismi dell’evoluzione biologica e animato da paure irrazionali nei confronti dell’innovazione tecnologica. L’accusa rivolta ai transumanisti di «giocare a fare Dio» è divenuta uno dei motivi ricorrenti del dibattito pubblico. Simmetricamente, i critici del transumanesimo sono stati spesso liquidati come “tecnofobi”, “neoluddisti” o “bioconservatori”.

Questa polarizzazione ha finito però per oscurare la complessità reale del fenomeno. Fin dalle sue origini organizzative, il movimento transumanista ha incluso non soltanto atei e agnostici, ma anche credenti appartenenti a religioni tradizionali, insieme a correnti spirituali, mistiche e tecnoreligiose che interpretavano il potenziamento umano e lo sviluppo tecnologico in chiave escatologica, salvifica o evolutiva

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La posizione transumanista nei confronti dei credi religiosi è esplicitata in modo cristallino nella seguente dichiarazione [la versione 2.1 del 2003, curata e pubblicata sul proprio sito personale da Nick Bostrom, della  Transhumanist FAQ, un documento elaborato dai fondatori della WTA tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila], che pone l’accento non tanto sul contenuto delle credenze religiose quanto sulle modalità attraverso cui esse vengono vissute e praticate:

Il transumanesimo non considera accettabili il fanatismo religioso, la superstizione e l’intolleranza. (…) Ciò non significa, tuttavia, che ogni forma di religiosità sia incompatibile con il transumanesimo. Al contrario, alcune espressioni dell’esperienza religiosa possono risultare pienamente conciliabili con la prospettiva transumanista

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LE INDAGINI CAMPIONARIE DELLA FASE FONDATIVA DEL MOVIMENTO

Per ricostruire le forme di autoidentificazione religiosa presenti nella prima fase del transumanesimo organizzato, risultano particolarmente utili alcuni sondaggi d’opinione realizzati negli anni immediatamente successivi alla fondazione delle principali reti associative del movimento. Nel presente contributo verranno presi in esame quattro sondaggi. Tre di essi furono realizzati dalla World Transhumanist Association rispettivamente nel 2003, 2005 e 2007. I risultati confluirono nel rapporto compilato nel gennaio 2008 dal sociologo James Hughes, allora direttore esecutivo dell’associazione, intitolato Report on the 2007 Interests and Beliefs Survey of the Members of the World Transhumanist Association. Un quarto rilevamento venne invece commissionato dall’organizzazione Terasem Movement Foundation nel 2012.

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I rilevamenti della WTA mostrano che gli atei propriamente detti oscillano fra il 30% e il 35% degli iscritti, configurandosi come la componente singola più numerosa, ma non come la maggioranza assoluta del movimento.

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I transumanisti agnostici rappresentano invece il secondo gruppo per consistenza numerica, attestandosi fra il 14% e il 16% del campione.

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Transumanisti cristiani

Passiamo ora ad analizzare le idee dei “transumanisti cristiani” che, grazie al 9% (tra protestanti, ortodossi, cattolici e mormoni) del sondaggio WTA 2007 e al 9,5% di quello Terasem, si collocano al secondo posto della nostra speciale classifica dopo i transumanisti secolarizzati e non religiosi.

La World Transhumanist Association nacque come organizzazione ombrello delle diverse associazioni transumaniste. Tra queste figurano anche organizzazioni esplicitamente cristiane, le più note delle quali sono la Mormon Transhumanist Association (MTA), costituita e affiliata alla WTA nel 2006, e la Christian Transhumanist Association (CTA), nata intorno alla metà degli anni Dieci e destinata a raccogliere aderenti provenienti da diverse denominazioni cristiane.

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La CTA non si limita a formulare una dichiarazione di principi. Sul proprio sito propone anche una Christian History of Transhumanism, nella quale sostiene che le radici culturali del transumanesimo affondano nella tradizione cristiana. Secondo questa ricostruzione, l’idea di collaborare con Dio nel perfezionamento della creazione e nel superamento della sofferenza attraverserebbe l’intera storia del cristianesimo, trovando espressione, in epoche diverse, nell’opera di teologi, filosofi, scienziati e riformatori. Il transumanesimo verrebbe così presentato non come una rottura con il cristianesimo, bensì come uno sviluppo coerente di alcune sue aspirazioni fondamentali.

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CONCLUSIONI

La presente ricerca consente di formulare alcune conclusioni di carattere sociologico sulla composizione religiosa del movimento transumanista organizzato nella sua fase fondativa.

La prima conclusione riguarda il significato attribuito dai primi aderenti al progetto transumanista. I documenti fondativi del movimento pongono infatti l’accento soprattutto sulla radicale estensione della vita (radical life extension), più che sul conseguimento di una vera e propria immortalità tecnologica. La presenza, tutt’altro che marginale, di persone che continuavano a identificarsi con tradizioni religiose nelle quali la speranza di una vita ultraterrena occupa una posizione centrale conferma che una quota significativa dei primi transumanisti interpretava tale obiettivo in senso letterale, come prolungamento della vita biologica, senza ritenere che esso dovesse necessariamente sostituire le tradizionali concezioni religiose dell’aldilà. L’osservazione partecipante suggerisce inoltre che anche una parte dei transumanisti atei e agnostici condividesse una lettura analoga, guardando con maggiore prudenza alle ipotesi più speculative della Singolarità tecnologica e del mind uploading. L’aspirazione maggiormente condivisa nel primo transumanesimo appare

dunque quella del conseguimento di una radicale estensione della vita umana, mentre l’immortalità tecnologica immanente costituiva soprattutto il programma di una corrente minoritaria del movimento, spesso identificata con il singolaritarianismo.

La seconda conclusione riguarda la composizione religiosa del movimento. Le indagini campionarie mostrano che il transumanesimo organizzato delle origini era caratterizzato da un pluralismo filosofico e religioso ben più ampio di quanto suggeriscano molte rappresentazioni correnti. L’apertura verso una pluralità di visioni del mondo, esplicitamente affermata nei documenti programmatici della World Transhumanist Association, trovava infatti riscontro nella concreta composizione del movimento, nel quale convivevano atei, agnostici, cristiani, buddisti, ebrei, musulmani, induisti, pagani e aderenti ad altre tradizioni religiose e filosofiche. Le rappresentazioni del transumanesimo come fenomeno intrinsecamente ateo, rigidamente tecnocratico o unanimemente orientato alla conquista dell’immortalità risultano pertanto sociologicamente riduttive.

La terza conclusione riguarda il rapporto fra transumanesimo e religione. L’analisi svolta suggerisce che il significato attribuito al potenziamento umano dipenda in misura rilevante dall’orizzonte antropologico ed escatologico entro cui esso viene interpretato. Le medesime tecnologie possono infatti essere concepite come strumenti di cooperazione con il disegno divino, come mezzi per favorire il cammino verso l’illuminazione, come occasioni di perfezionamento filosofico oppure come espressioni dell’evoluzione della natura stessa. Il rapporto tra transumanesimo e religione non può quindi essere ridotto a un semplice conflitto fra fede e tecnica, ma richiede un’analisi delle differenti concezioni della persona, del corpo e del destino ultimo dell’uomo.

Più in generale, i risultati ottenuti suggeriscono che le nuove tecnologie non determinano di per sé una particolare visione del mondo, ma vengono continuamente reinterpretate all’interno di tradizioni filosofiche e religiose preesistenti. Comprendere questi processi di rielaborazione culturale costituisce una delle principali sfide della sociologia della religione e della storia delle

idee nell’epoca dell’intelligenza artificiale e del potenziamento umano.”

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