Evoluzione digitale transumanesimo

IL TRANSUMANESIMO CRISTIANO DI IAN BARCLAY

Riportiamo, tradotta in italiano, la parte finale del contributo che il filosofo, matematico e biologo Ian Barclay ha pubblicato sull’ultimo numero di “Reflection”, rivista semestrale della Yale Divinity School. L’articolo è intitolato “Il transumanesimo cristiano e la sconfitta della morte”.

Dopo una riflessione generale sul ruolo svolto dalla tecnologia nel migliorare le condizioni di vita, l’autore  si concentra sulla ricerca biomedica amplificata dall’Intelligenza artificiale che “potrebbe benissimo cancellare l’intero ombrello della malattia dalla storia umana, e molto prima di quanto possiamo immaginare”. L’assunto dichiarato dall’autore sta nell’ipotesi ottimistica, ovviamente non certa, ma neppure inverosimile, di “un successo completo dell’IA”.

L’articolo prosegue toccando il dibattito attuale sulla necessità di “ricategorizzare” l’invecchiamento (malattia da combattere o rispetto della natura?), finendo inevitabilmente per attraversare l’ambito del transumanesimo e giungere di fronte alle domande consequenziali: “un mondo segnato dall’opzione transumanista di evitare la morte biologica sarebbe auspicabile? Potrebbe esserci qualcosa come un transumanesimo cristiano?”. La risposta non è tentennante: “io credo che possa esserci”.

“… Se le tecnologie sanitarie necessarie sono disponibili e un individuo lo desidera, perché non dovrebbe rinviare il più possibile la resa dei conti cruciale? Perché accettare servilmente il declino dei meccanismi biologici interni se un’indefessa resistenza contro esso è già in atto tramite studiati regimi nutrizionali, programmi di esercizi e integratori alimentari? Come può qualcuno avere il diritto morale di dirci che dovremmo accettare il nostro confronto profondamente personale con il momento della morte secondo la tempistica che egli ritiene più appropriata? Se si tratta davvero di terapie che consentono di prosperare in armonia con il più profondo significato di vita, allora noi abbiamo prima facie una solida ragione per accettare le tecnologie della sana longevità di tendenza transumanista, persino una ragione per un transumanesimo cristiano.

Gli anti-transumanisti potrebbero obiettare ancorandosi alla seguente roccia etica: che morire sia una malattia o meno, che causi sofferenza o meno, gli esseri umani non sono immortali. Per cause esterne o biologiche, alla fine si deve morire. È immorale, forse persino eretico, credere il contrario.

Questa è una forte affermazione normativa basata su argomenti etici e religiosi ben noti. Si potrebbe infatti dire che (1) vivere in questo mondo eternamente ci priverebbe dell’appropriato sentimento di gratitudine e della capacità di amare; (2) si creerebbe una catastrofe ambientale, sottraendo lo spazio fisico e le risorse riservate ai nostri discendenti; (3) si rimanderebbero i nostri obiettivi indefinitamente, perdendo ogni motivazione a fare; (4) la tradizione cristiana dice o implica che dovremmo accettare la nostra morte corporea come un passo necessario verso la fase successiva dell’essere, cioè l’eschaton.

Umiltà, non arroganza

Le complessità su questi punti però abbondano e aumentano vertiginosamente. Nello spirito di (4), si potrebbe disputare se la proposizione dottrinale: “c’è vita eterna solo attraverso Cristo” sia davvero un tema anti-transumanista non negoziabile del Nuovo Testamento, che equiparerebbe il longevismo indefinito all’ignominioso tentativo di ascendere alla divinità con la Torre di Babele. I transumanisti cristiani potrebbero tuttavia replicare che essi non mirano alla vita eterna in questo mondo, ma solo a una vita terrena più lunga possibile: una vita eterna qui sulla terra è una fantasia assurda, poiché il nostro intero universo fisico o multiverso è probabilmente sulla buona strada per dissolversi un giorno tramite morte termica entropica, rendendo la vita eterna in questo mondo del tutto impossibile senza l’intervento di Dio. I transumanisti cristiani potrebbero inoltre osservare che l’umiltà, e non l’arroganza, fiorisce dal fatto che solo Dio, all’escaton, può realizzare la perfezione dell’esperienza umana, a prescindere dal progresso tecnologico raggiunto in questo mondo. Riconoscere questo non ha impedito alla nostra specie di raddoppiare l’aspettativa di vita media mondiale negli ultimi due secoli, e non è necessario che la privi della prospettiva di una sana longevità indefinita in futuro.

Un cristiano anti-transumanista potrebbe a sua volta argomentare che il concentrarsi transumanista sulla trasformazione fisica a un certo punto andrà a discapito dello sforzo cristiano verso una trasformazione spirituale. In effetti, alcuni usi o abusi della tecnologia già lo confermano (ad esempio le varie dipendenze da Internet). Un cristiano, si potrebbe supporre, dovrebbe occuparsi primariamente della trasformazione spirituale e forse solo di essa. È facile immaginare un cristiano di questo stampo che rifiuta l’uso di tecnologie rischiose e accetta la morte biologica per concentrarsi del tutto e fermamente sulla trasformazione spirituale. In ogni caso, molti sentono come un dovere etico anche l’impegno a equipaggiare l’umanità in modo tale da combattere contro le malattie fisiche, e il farlo rafforza il loro spirito. Non da ultimo, raggiungere un miglior stato fisico spesso favorisce i cambiamenti mentali, etici o spirituali, come può anche accadere con il semplice esercizio fisico, l’alimentazione e il sonno regolare. Corpo e spirito non sono causalmente separati. I potenti miglioramenti tecnologici del futuro potrebbero benissimo facilitare certe pratiche spirituali fondamentali. Non necessariamente impediscono lo sviluppo spirituale.

Una sinfonia di possibilità

La posizione del transumanesimo cristiano, globalmente intesa, suona allora così: i cristiani possono tranquillamente continuare a credere che gli esseri umani avranno sempre la possibilità di peccare all’interno della matrice della vita prima dell’eschaton; che solo Dio può realizzare l’eschaton e la trasfigurazione definitiva dell’esperienza umana; che la morte fisica in questo universo è inevitabile senza l’intervento di Dio; che la trasformazione più importante è quella spirituale e morale piuttosto che corporea. E tuttavia… possono anche perseguire felicemente l’uso di tecnologie di potenziamento per migliorare la nostra condizione materiale, inclusa l’estensione indefinita della vita. La nostra attesa che Dio dia inizio alla nuova fase delle cose non deve essere un’attesa nel silenzio tecnologico. Noi possiamo invece attendere con una sinfonia tecnologica che riecheggia in tutta la creazione. E dovremmo lasciare spazio alla possibilità che questo sia esattamente ciò che Dio vuole che noi facciamo, in spirito di amore e responsabilità, attraverso l’impronta di potenza e creatività che portiamo in virtù dell’Imago Dei.

Ovunque le nostre intuizioni approderanno in questa panoplia di complessità etica e spirituale, ciò che spero sia chiaro è l’emergere di un nuovo imperativo: oltre a prepararci ai rischi dell’intelligenza artificiale, dovremmo prepararci anche al suo successo”.

Il testo originale è a disposizione qui https://reflections.yale.edu/article/ghost-machine-ethics-ai/christian-transhumanism-and-defeat-death

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